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Don Camillo e PepponeQuest'anno in molte città e paesi ci solo le elezioni del Primo Cittadino (Sindaco).

A me viene in mente una storiella che vi voglio, raccontare, storia lunga, ma simpatica. Diciamo che si riferisce più o meno ai tempi di Don Camillo e Peppone, paese dove c’era la scelta di due partiti: D.C.o P.C.

In questo caso i partiti erano tre: D.C. (Democrazia Cristiana) che non aveva concorrenza e difatti non si preoccupava mai di fare propaganda; P.L.I (Partito Liberale Italiano) Partito dei ricchi, che aveva naturalmente tendenza D.C., e un piccolo Partito Socialista che non faceva paura; ma ultimamente questo Partito Socialista incominciava ad ingrandirsi, perché un gruppo di estremisti, in fama di mangiapreti, aprì in Paese la Sezione del Partito Socialista, questo naturalmente creava dei problemi alla D.C., per la prima volta c’era un vero Avversario.

Cosicchè se i Socialisti promettevano ai contadini di tenere, a breve distanza, la terra, i D.C. gli assicuravano a lunga scadenza il cielo, e cantavano rivolgendosi alla Madonna:

DCDeh benedici o Madre al grido della fè
Noi vogliam Dio che è nostro Padre
Noi vogliam Dio che è nostro Re

Noi vogliam Dio in ogni scuola,
Perché la cara gioventù
La legge apprende la parola
Della sapienza del buon Gesù

Noi vogliam Dio dov’è la legge
Dov’è la sapienza, dov’è l’amor
Dov’è chi giudica, dov’è che regge
Dov’è che nasce, dov’è che muor.

A questo programma elettorale in chiave mistica i Socialisti opponevano fatti e cifre: i morti di pellagra, la disoccupazione, lo sfruttamento della povere gente, le tasse, gli emigrati in America col Passaporto rosso.

Simbolo PSISponsorizzatore della Sezione sociale e candidato era l’Architetto Dino Colantuomo, un milionario che aveva rotto i rapporti con la famiglia per le sue idee rivoluzionarie;

Bell’uomo vestito con eleganza inglese, partiva dalla città a bordo di una Isotta Fraschini (macchina lussuosa a quei tempi) che lasciava nel cortile di una fattoria prima dell’abitato, nascondendola dietro ad un pollaio e, fattasi prestare una bicicletta, pedalava fino alla Piazza Centrale del paese, con la fronte imperlata di fasullo sudore proletario.

Nelle precedenti elezioni il candidato socialista aveva promesso e ottenuto la fermata del treno direttissimo in paese, conquista inutile, perché il direttissimo si fermava e non saliva nessuno, non avendo, la gente, i soldi per pagare il biglietto.

Dino Colantuomo, avvicinandosi le nuove elezioni, ebbe un’idea migliore: “Prima del treno è necessario procurare ai poveri un altro mezzo di trasporto strettamente personale, di cui molti, purtroppo, sono ancora sprovvisti! Le scarpe” E offrì al Partito , a proprie spese, cento paia di Sgalmare, perché cento era il numero sicuro per vincere le elezioni.

Che cos’erano le sgalmare? Una rozza calzatura a stivaletto, fatta con uno zoccolo di legno di abete alto 3 centimetri, leggermente arcuato, la tomaia di rigido corame inchiodato sul bordo esterno del legno, la cui durata era prolungata da due protettive mezze lune di latta, l’una in punta, l’altra sul tacco. Le sgalmare erano le zattere su cui i nonni dei futuri portatori di “Timberland”, attraversarono le tempeste dell’inverno, oceani di fango e di neve, i piedi violacei di freddo, bloccati e quasi ingessati dentro l’atroce stivaletto, privo di ogni elasticità, ma averli era un lusso a quei tempi.

Nelle precedenti elezioni i notabili liberali che di solito si classificavano secondi, naturalmente dopo la D.C., usavano sedurre gli elettori con pranzi offerti in trattoria a pingui sensali e commercianti, gente che a casa mangiava con regolarità.

La novità strategica dell’Architetto Colantuomo fu quella di dare agli elettori ciò che essi non avevano.

Nella sezione del Partito la sua offerta, sebbene generosa fu ascoltata non senza perplessità, i compagni socialisti ne discussero a lungo.

“Tutto bene!” disse il Responsabile della Sezione, noi distribuiremo le sgalmare!, sono 100 paia, a chi le diamo?

“Ai meno abbienti, è naturale” rispose l’architetto.

“Non è detto però che il meno abbiente sia il più Socialista” - ribattè il Responsabile - questo purtroppo è vero, ci sono delle famiglie poverissime che per ignoranza, per rassegnata soggezione , per timore di chissà quali rappresaglie continuano a dare il voto ai ricchi.

Per fortuna ci sono dei ricchi come l’architetto Colantuomo, che sebbene proprietario di palazzi a Venezia, Roma e via e un allevamento di cavalli nel Parmigiano, dimostra sentimenti socialisti, non a parole, ma coi fatti e di ciò non lo ringrazieremo mai abbastanza.

Ma facciamo un’ipotesi: “Se i poveri, ricevuto le sgalmare, votano per un altro Partito?”. Questo è un rischio che bisogna correre, dissero tutti. Andiamo adagio, si può fare una selezione, mica dobbiamo regalare della roba alla cieca. Per esempio Pietro Sberla , lo escluderei.

Pietro Sberla, il bigliettaio della Stazione? Ma se canta sempre Bandiera Rossa, quando ha bevuto, passata la sbronza, frequenta il Circolo Parrocchiale.

Il Giovanni Scarliga, che bestemmia, anche quello non va bene. Bestemmia solo quando si dà una martellata sul dito o quando la moglie gli fa le corna, poi è anche baritono nella Scola Cantorum, secondo me è una spia dei Preti. Mi gioco la testa se non va a riferire l’elenco dei nostri iscritti!

“Uh, come corri.”

“ A pensare male non si sbaglia quasi mai”. Quest’anno per la Benedizione Pasquale, il Parroco ha saltato la casa di tre nuovi iscritti di questo anno, chi gli avrà fornito i nomi? Qualche moglie in Confessione. Però se insisti questi li depenniamo, però c’è il Mario Ciacola, l’aiutante del Notaio quello le prime scarpe della sua vita le ha avute dall’Esercito. Il Ciacola?, falso come Giuda, quello è capace di cantare: “Noi vogliam Dio, sull’aria di Bandiera Rossa. E il Giacomo Testadura? Anche quello parla Male dei preti, poi manda il figlio a Messa a fare il chierichetto.

Depennati anche questi, resta però da risolvere il problema di fondo “Come evitare i tradimenti”, come assicurarci che le sgalmare vadano in mano, anzi ai piedi di gente che ci voti per davvero.

A questo punto il Gianni Paraguai, emigrato da giovane il quel Paese, detto “Il Parlamai”, una persona che ascolta tanto e parla poco, grande dote che ormai è fuori moda e appartiene al passato, perché tutti noi sappiamo parlare, ma è importante farlo al momento giusto.

Il Gianni Paraguai disse: “ Ho un’idea, distribuiremo prima delle elezioni, le sgalmare sinistre, così vincoleremo 100 elettori, ai quali consegneremo le sgalmare destre dopo la pubblicazione dei risultati. Se vorranno l’altra scarpa saranno costretti a darci i voti. Proporrei addirittura il seguente motto: “Votate la sinistra, vincerete la destra!”. Vedrete sarà un trionfo. Idea subito accolta dagli altri compagni. Stava diventando una bella lotta anche stavolta. La reazione dei D.C alla distribuzione delle monosgalmare non si fese attendere.

Le beghine (tutte donne di chiesa e Comunione) giravano per le case spaventando i dubbiosi e i perplessi: “Non votate i Socialisti” sono quelli che hanno scritto sui muri “ Cloro al Clero”, i loro giornali satirici prendono in giro il Papa e i Sacramenti. Meglio andare in Paradiso scalzi che all’ Inferno con le sgalmare, anche perché sono di legno e vi brucereste subito i piedi. Nulla fu risparmiato in questi casi per distruggere professionalmente e moralmente la figura di Dino Colantuomo. Si mormorò di precedenti poco puliti, per i quali sarebbe stato espulso dall’Albo degli Architetti e, massimo disonore, quella bionda tedesca da lui presentata come moglie , era soltanto la sua segretaria con funzioni di amante.

Naturalmente tutte falsità e lo sapevano anche loro, ma l’importante è vincere le elezioni e questi giri di parole sporche fanno parte del gioco tanto c’è sempre qualcuno che ci crede, dicevano e poi per loro dire falsità non era peccato, facevano il bene della chiesa.

Il Partito Liberale stava a guardare, i suoi soliti voti, li aveva sempre.

Aperte le urne i Socialisti contarono 40 voti. Ciò vuol dire che sessanta percettori di sgalmare avevano tradito. Considerando poi che almeno 10 voti, provenivano dal direttivo della Sezione Socialisti Tesserati e non “Sgalmarati”, sulla cui lealtà non era lecito dubitare. Il numero dei traditori saliva a settanta.

“Galileo”* hai vinto, esclamò livido di rabbia, l’architetto Dino Colantuomo, che nei momenti importanti si compiaceva di citazioni classiche, dopodichè inforcò la bicicletta, andò a prendere l’Isotta Fraschini, dietro il pagliaio e sparì dalla circolazione, per sempre.

Mancando i finanziamenti dell’Architetto la Sezione si trovò in difficoltà non c’erano neanche i soldi per pagare la pigione del locale. E che fare delle 100 sgalmare destre? Accumulate in uno sgabuzzino? Cederle al padrone di casa, in conto dell’ultimo mese di affitto? Si sarebbe messo a ridere.

Allora il responsabile della Sezione, prima di chiudere definitivamente, espose un avviso che diceva: “ Sebbene i risultati elettorali non ci siano stati favorevoli, noi manteniamo la premessa, pertanto tutti coloro che ci hanno dato il voto sono invitati a passare entro tre giorni, nella nostra Sede per ritirare l’altra sgalmara.

Si presentarono in cento!!

* Galileo Galilei era cattolico.

Scritto da Eliseo Ceschina

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