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raccolta castagneLasciata alle spalle l’estate, si entra nella fase autunnale con ottobre, altro mese bellissimo per la montagna, i primi segnali sono il cambiamento di colore delle foglie, ogni albero ha un colore diverso, poi la cosa più importante è il mese delle castagne, delle noci e nocciole.

Nel tempo passato quando si raccoglievano le castagne, si poteva prendere sole quelle che cadevano dalla propria pianta, se qualche ramo sconfinava sul terreno di altri le castagne che ci cadevano, si potevano comunque raccogliere, questo valeva anche per le noci; si aveva il massimo rispetto delle cose degli altri.

Voglio ricordare che a Pigra le castagne si possono già raccogliere dai primi giorni di Ottobre. Quando cadono le castagne in dialetto, si dicono “A croda i castegn

castagneTRADIZIONI

Ai tempi le castagne raccolte si facevano seccare con il caldo del fuoco, erano messe nel solaio “Graa” sopra una grata di ferro, sistemata vicino alla canna fumaria dove il caldo usciva piano piano da un buco, in questo modo le castagne erano essiccate.

Quando le castagne erano secche, si “picchiavano” (Picum i castegn) non dandole pugni, ma ora vi spiego come: si mettevano poche alla volta dentro un sacco di iuta bagnato in modo che non si rompesse, ci si metteva attorno a un ceppo di legna detto “Scepa”, poi uno per volta a comando si picchiava il sacco sopra di questa “scepa” in questo modo la buccia si staccava e le castagne rimanevano belle pulite, pronte per essere cucinate con la minestra o in altri modi. Qualcuno le dava anche ai maiali.

castagneLa pelle delle castagne che non serviva a niente era detta “FOFA” infatti è rimasto il detto che quando qualcuno porta a casa o ti fa vedere qualcosa che serve a ben poco, si dice: “A l’è dumà fofa”.

Certe volte arrivava anche la macchina per sbucciare le castagne (giù alla rotonda) per la gioia di noi ragazzi; era un bell’avvenimento, tutti lì a vedere e curiosare. Quando era messa in moto e incominciava a sbucciare, il motore faceva un rumore tremendo, da un lato usciva la buccia “fofa” e dall’altro le castagne pulite.

Anche per questo rumore è rimasto un detto, difatti quando c’è uno strano e forte rumore di macchina, si diceva: “La par la machina da picà i castegn”. Per usufruire di questa macchina si doveva pagare, non a tutti era possibile. Ricordo che le castagne fatte essiccare erano tante (più di un gerlo) perché dovevano far parte dell’alimentazione per diversi mesi, le castagne secche si conservano a lungo.

A Pigra le castagne si preparavano e si preparano tutt’ora in 3 modi:castagne

  • Le caldarroste “I BUROL

  • Le castagne lessate “I FARÙ

  • Le castagne pelate e lessate “I PELEE

Quanti pranzi, noi Pigresi , abbiamo fatto con castagne e patate!

Aver vissuto queste esperienze da bambino sono state molto importanti perché aiutano a crescere.

SpalatoriDICEMBRE

Siamo arrivati alla fine dell'anno, con l'inverno e il Freddo alle porte tutti noi facciamo il resoconto dell'annata trascorsa con le solite frasi: “Come passa in fretta il tempo, questo è stato un anno in cui mi sono capitate un sacco di problemi, speriamo sia meglio il prossimo”, anche se sappiamo benissimo che ad ogni anno ci aspettano nuovi imprevisti difficili da superare che ci trovano sempre impreparati, ma questo fa anche parte del percorso della nostra vita.

Così dopo questi pensieri ci prepariamo ad affrontare l'inverno che certe volte sembra lunghissimo e noioso un po' per tutti.

Dicembre però è un mese che ci porta tanta gioia : La Festa del Natale, che ci fa dimenticare un po' i dispiaceri e ci rende più felici e buoni (o almeno dovrebbe essere così).

 

NATALE PIGRESE : ANNI PASSATI

Il giorno di Natale è sempre stato per noi Pigresi una Festa importante non solo per la nascita del Gesù Bambino, ma era anche l'unica festa dell'anno nella quale la maggior parte delle famiglie Pigresi avrebbe mangiato la gallina, un pranzo di lusso a quei tempi.

Mi ricordo che a Natale noi bambini mettevamo sotto il piatto del Papà una dedica con gli Auguri. Noi non vedevamo l'ora che le trovasse e leggesse, perché alla fine della lettura c'era sempre un regalino per noi. Ecco questo ere il Natale per noi, perché anche dalle piccole cose fatte con amore si impara e crescere e capire veramente cose vuol dire volersi bene.

 

Neve a PigraQuesto ere il mese che più si aspettava, perché verso la metà cominciavano e rientrare e case i nostri emigranti dalla Svizzera e dalla Francia, quindi una gioia immense per tutti, dopo un anno poter riabbracciare tutti i famigliari: padri, mogli, figli e tutti gli altri paesani.

Dopo quasi un anno passato lontano, dove l'unico modo per tenersi in contatto coi famigliari era qualche lettera, si sentiva la voglia di passare il natale con amici e parenti.

A tal proposito mi ricordo che mio zio soprannominato Cecheta (Francesco) emigrato come tanti all'età di 13 anni in Svizzera dove faceva il Baby-sitter badando un bambino piccolo, scrisse a mia mamma: "Io chilò sto be, la mia patrona ier mi ha vusato a dietro parcè sum scapuscìato, al pinin le borlato fora dala carusela da mi medesimo ca ruzavo. Ciau surela, speri che enca voi estate be".

(Io qui sto bene, la Signora mi ha sgridato perché sono inciampato e il bambino è caduto fuori della carrozzella che io spingevo. Ciao sorella spero che state bene anche voi.)

A Natale tutti gli uomini indossavano il vestito nuovo. Il taglio dell'abito ere semplice, di linea abbondante e di fatture artigianale, era chiamato (LA VESTIMENTA). Si usava per tutta la vita e lo si tramandava ai figli.

Naturalmente si festeggiava tutti insieme, sia alla S. Messa, sia dopo nei bar e si passava casa per casa a fare gli auguri; tutto il Paese si abbracciava e forse è anche per questo che il Natale sembrava

o era più bello. Mi ritengo fortunato di aver passato questi bei natali con la gente di quegli anni in cui anche l’inverno sembrava più corto.

Comunque il Natale è sempre una bella festa in qualsiasi periodo capiti e sta e noi per farla diventare sempre migliore.

Testo di Eliseo Ceschina - Dicembre 2010

NOVEMBRE

Si incominciano o sentire i primi brividi di freddo, si lasciano i vestiti un po' leggeri, si apre l'armadio e s'inizia ad indossare qualcosa più pesante.

Castagna

Nel mese di Novembre, quando ero poco più di un ragazzino, mi ricordo che si andava a pulire col rastrello tutte le foglie e i ricci delle castagne, raccogliendo così le ultime sul prato pulito; dico prato, perché sotto tutte le piante di castagno cresceva l'erba che veniva tagliata per il fieno. Questi posti si chiamano (SERTE). Le più menzionate erano la "SERTA DALA MIRINA" e le "SERTA DALA MASSIMA), perché in queste "serte" si trovavano funghi più che negli altri posti; noi ragazzi addirittura andavamo e cercare anche mirtilli e fragole (ora purtroppo ci sono solo foglie).

I ricci che rimanevano sullo pianta venivano fatti cadere picchiandoli con un lungo bastone chiamato "PERTIGA", praticamente si diceva: "A sum nai a pertegà i castegn".

Questo lavoro si faceva anche con le noci o altre piante, dove non ci si arrivava si saliva sulla pianta. Si faceva questo in modo da poter fare il lavoro di pulizia una volta sola, quando era tutto

rastrellato, foglie e ricci, si ammucchiava e si bruciava, e il fumo emanava un delizioso profumo, difficile da dimenticare, infatti in mezzo ai ricci e alle foglie c'era sempre qualche castagna non raccolta e l'odore delle caldarroste si poteva fiutare anche da molto lontano.

Il nostro divertimento ere quello di passere sotto le piante dove avevamo bruciato e cercare in mezzo alle ceneri qualche castagna arrostita e quando lo trovavamo eravamo contentissimi anche perché essendo le ultime eremo buonissime.

 

IL GRANOTURCO invece si raccoglieva quando le spighe erano mature e si portavano a casa. Poi ci si trovava alla sera, una volte in una casa, l'altra volta in un'altra e tutti insieme ci aiutavamo; si tiravano via le foglie che ricoprivano la spiga di grano, alla fine del lavoro questa si presentava sfogliata e pulita, questa operazione si chiamava "SFUIÀ AL CARLON".

Farina giallaIo partecipavo spesso e volentieri quando ci chiamavano, anche perché si faceva sempre di sera e questo ero l'unico modo per poter stare in giro più a lungo fino a tarda sera.

C'era anche un detto che diceva: chi riusciva a trovare una spiga rossa avrebbe trovato subito la morosa o moroso. Allora tutti a sfogliare.

Io non ho mai trovato una spiga rossa ed è per questo che la morosa 1'ho trovata tardi, a parte questa battuta, era bello ritrovarsi insieme a tanti amici.

Quando le spighe erano sgranate, i chicchi di mais si portavano a piedi col gerlo a spalle fino a Dizzasco, dove c'era il mulino con la ruota di sasso che macinava il grano trasformandolo in ottima farina gialla per la polenta e crusca per le galline.

Anch'io diverse volte, ho avuto l'onore di accompagnare mia Mamma, dico onore perché per me è stato un grande piacere, indimenticabile. Quante belle mangiate abbiamo fatto con la nostra farina e il latte fresco. (PULENTA E LACC).

Neg1i ultimi anni anch'io con mia moglie Rita abbiamo sperimentato, anche con successo, una piccola coltivazione di granoturco con tutte le operazioni di sfogliatura davanti al camino fino alla macinatura, a Carlazzo dove esiste un mulino a ruota, non a piedi però...

TRADIZIONI

Alla sera prima dei morti (2 Novembre), si facevano, con le castagne, i "PELEE"; cioè le castagne pelate e bollite, poi alla sera un po' le mangiavamo noi, ed una parte (circa metà) le lasciavamo nella "CANESTRA“ perché i nostri genitori dicevano che quelle erano per i morti: alla sera, intanto che noi dormivamo, loro sarebbero venuti in silenzio a mangiarle.

Così io quando andavo a letto, naturalmente sempre prima dei genitori, facevo una notte un po' movimentata e agitata. Non vedevo l'ora che arrivasse mattina per vedere se i nostri morti avevano mangiato le castagne.

Infatti la mattina seguente, appena sveglio, scendevo di corsa giù in cucina a vedere e con mio grande stupore, le castagne nel1a canestra erano meno della metà di quelle che io avevo lasciato per loro. Così tutto contento chiamavo mia mamma dicendole: "Hai visto mamma, i nostri morti sono arrivati a mangiare le castagne", lei tranquilla mi rispondeva: "Hai visto Eliseo che i nostri morti non ci dimenticano mai e da lassù ci curano sempre, una volta all'anno vengono a trovarci, poi sono stati bravi, non hanno mangiato tutte le castagne, te ne hanno lasciate un po' per te!"

E con la gioia nel cuore, perché i morti avevano pensato a me, mangiavo quelle castagne, per me più speciali, con maggior soddisfazione.

Anche questa storia fa parte della realtà e della vita passata di Pigra.

Questa tradizione fa meditare, ognuno di noi la può interpretare come vuole. Io personalmente avendola vissuta la vedo come un insegnamento di rispetto, non solo per i vivi, ma specialmente per i nostri cari Morti.

Testo di Eliseo Ceschina - Novembre 2010

SETTEMBRE - Mese della Madonna -

Madonna_PellegrinaSettembre mese di raccolta delle patate (come diciamo in dialetto, cavasù i patati) dei fagioli (col bastone),della frutta mele,pere, uva e i prelibati funghi. Nella nostra zona si raccolgono funghi da Luglio fino alla fine di Ottobre,

tempo permettendo. Quando ere ragazzo, i funghi si trovavano a Maggio al primo taglio dell'erba nei prati, (a quei tempi i prati erano fazzoletti verdi) venivano chiamati (i fiuroni da Mag).

In questo mese per la gioia dei cacciatori c'è l'apertura della caccia sino  al 31 Dicembre, se non nevica. Qui vorrei spendere due parole in favore dei cacciatori, il gruppo del quale anch'io faccio parte, provvede alla manutenzione dei sentieri verso  Campo di Monte,  Crusia Piana, Monte Pasquella e altri, rendendoli percorribili.

Nel mese di Settembre c'era e c'e la festa della Madonna del  Perpetuo Soccorso al  santuario di Ossuccio. Era una festa molto attesa per la popolazione pigrese, nel giorno della festa  partiva un numeroso gruppo di persone, composto di adulti e bambini, si andava a piedi fino a Ossuccio, percorrendo il sentiero che scende verso Corniga a metà montagna per assistere alla Messa presso il santuario.

Quante volte anch'io  ho fatto tutta quella strada con la mia mamma. A pensarci ora, non mi sembra vero che si spostassero tante persone per assistere alla S. Messa, i pigresi erano e sono tuttora molto devoti alla Madonna.

La maggior parte delle persone erano donne, noi bambini aspettavamo questa festa come la manna perchè sul piazzale del Santuario c'erano le bancarelle che vendevano ricordi, ma soprattutto una quantità di caramelle di ogni forma e colore, noi bambini ci fermavamo stupiti davanti a tutti quei dolci. Era tradizione che la mamma comprasse una caramella a forma di pipa di colore rosso (la pipa rossa), era per questa pipa che noi andavamo volentieri a Ossuccio. Oggi quando vedo le bancarelle che vendono dolci, mi ricordo di quei momenti felici.

Durante il  ritorno verso Pigra, noi ragazzi combinavamo qualche birichinata come rubare i fichi o l'uva, con la disapprovazione delle noste mamme, ma quando  portavamo anche a loro dei frutti , capivamo dal loro sguardo che ci avevano perdonati.

Ecco un'altra piccola storiella che ho avuto la gioia e la fortuna di averla vissuta.

Eliseo Ceschina

FESTA PATRONALE S.ROCCO - 16 AGOSTO

san roccoPer me era e rimane la Festa piu bella, anche perchè mio papà si chiamava Rocco.
A quella Festa tanta gente veniva a casa nostra con un fiore a fare gli auguri e in cambio il papà, dopo il grazie di rito, dava loro da bere un bicchierino di cedro o vermut, quello che si poteva dare a quei tempi.
Alla mattina c'era la Messa poi al pomeriggio la processione con la Statua del Santo che, il giorno prima con un'altra processione, veniva trasportato dalla chiesa di San Rocco alla chiesa principale di Santa Margherita.
Sia a questa processione, sia a quella del giorno prima, il 15, partecicavano tutti i credenti e non, perchè questa era la Festa del paese.

Durante la processione sentivi solo cantare e pregare, anche perchè c'erano i "Bastunée", tra i quali uno era mio papà, che tenevano in ordine e in fila per due le persone: le donne davanti, gli uomini dietro; le donne erano sempre separate dagli uomini sia in chiesa che in processione. Se qualcuno anzichè pregare, parlava veniva subito richiamato dai "Bastunée".
Il Santo veniva accompagnato dalla Banda del paese. La stessa Banda seguiva tutte le processioni, compreso il 4 novembre. Anch'io per qualche anno ne ho fatto parte. L’accompagnamento musicale dava un tocco più solenne ad ogni manifestazione sacra.
Finita la processione c'erano i canestri (che ci sono tutt'ora). Ho ancora nelle orecchie la voce del Biondo che li incantava.
Alla fine dei canestri, quasi tutti al Campo sportivo, banda compresa che poi diventava "Fugheta" e suonavano di tutto.
Tutti insieme ci riunivamo per la tradizionale partita di calcio: giovani contro vecchi. Derby d'altri tempi, in questa partita c'era
una competizione e un tifo enorme, si preparavano le squadre due mesi prima, perchè tutti volevano vincere e a fine partita c'era sempre qualche piccola discussione, quasi subito appianata e poi si tornava a casa tutti assieme tranquilli (che bella parola: tutti assieme).
Vorrei precisare che c'erano le porte senza rete e i palloni all'inizio erano ancora quelli che si legavano con la stringa e quando lo prendevi sulla testa questa ti faceva male per un mese e quei pochi che potevano permettersi le scarpe da pallone, erano ancora quelle con sotto i chiodi.

Quindi era una bella “emozione" quando prendevi qualche pedata.
Da notare, tra l'altro, che per andare al Campo sportivo, bisognava fare un pezzo a piedi, perchè la strada non arrivava fino là.
Naturalmente a San Rocco e in tutte le altre feste tutti erano vestiti bene con abito nuovo, se era possibile,  giacca e cravatta
gli uomini.
La Festa finiva alla sera col tradizionale falò sempre sotto il Campo sportivo, come per S.Margherita. La settimana che precedeva la Festa, si portavano fascine di legna secca che veniva accatastata una sopra all'altra con un palo al centro e si formava così un mucchio altissimo di legna. Anche qui ci si aiutava un po' tutti con il sempre presente Signor Piazzoli Severino, grande trascinatore di tradizioni.
Tra le tradizioni di S.Rocco ricordiamo le Rappresentazioni Teatrali Dialettali della Comnagnia de i "Maltrainsema" da mè fondata e capeggiata, da oltre 40 anni.

SANTO PATRONO S.ROCCO - (NOTE ARTISTICHE)

Il cinquecentesco Oratorio di S.Rocco ad una navata sorge nella piazzetta omonima in centro al paese.
Gli affreschi sopra a1l'altare portano la data 1662 e sono firmati "Salvator Puteus Fecit" Salvatore Pozzi.
Raffigurano la Vergine col Bambino tra San Rocco e San Sebastiano, ai lati sono poste le figure di S.Domenico, Santo Stefano, San Pietro Martire e San Giovanni Battista.
Nella prima lesena a destra della navata è inserito un tondo in marmo bianco con alto rilievo, raffigurante la Madonna col Bambino. Un confessionale. La chiesa posta in centro paese ha di fronte una fontana a due vasche e al centro di queste si trova la bellissima Statua del Santo.

Eliseo Ceschina

CanestriCanestriCanestri

"SANTA MARGHERITA - 20 LUGLIO ("FALO')

processione santa marcgheritaChiesa principale e Patrona del paese,
Anche qui grande festa, importante per il paese. In questa Chiesa, per me e tante altre generazioni, ricordi bellissimi dal Battesimo alla mia prima Comunione, alla Cresima e ai primi peccatucci confessati a tanta gente che si e così sposata e si sposerà ancora.

Si inizia con la Messa al mattino e poi al pomeriggio processione, portando la Statua in spalla come San Rocco; si fa il giro del paese e si riporta la Santa in chiesa con Benedizione finale.
In questi ultimi anni la partecinazione dei paesani e dei villeggianti è un po' diminuita e la banda certe volte e presente e altre volte no.
Naturalmente anni fà, come a San Rocco, si portavano i fiori e a chi si chiamava Margherita si facevano gli auguri.


TRADIZIONI: Il Falò

Grande evento serale dopo la Festa: il Falò. Il posto era sotto il Campo Sportivo, Si preparava una settimana prima.
Si portavano delle fascine di legna secca che si accatastavano una sopra all'altra con un palo al centro e si formava così un mucchio altissimo di legna, ci si aiutava un po' tutti a fare questo lavoro; un grande trascinatore di tradizioni era Piazzoli Severino, e giusto ricordarlo, perchè fino all'ultimo ha fatto di tutto per mantenere certe tradizioni, era sempre presente in tutto; io ho avuto anche il piacere di fare un Teatro dialettale con lui a Menaggio e con la Bambina, poetessa dialettale pigrese, purtroppo dimenticata.

Vorrei fare notare che la strada che porta al Campo Sportivo non arrivava fino a dove si trova ora, ma si fermava molto prima, quindi la legna dovevamo portarla tutta a piedi in spalla.
Quando tutto era pronto alla sera dopo il tramonto, si accendeva la grande catasta di legna, e la gente per vederlo, si riuniva nella zona dove c'è ora la Funivia, tutta contenta ed entusiasta per questo falò.

Per noi quel falò era tanto importante, perchè per prima cosa riusciva ancora una volta a mantenere la tradizione e per seconda cosa riusciva a riunire tutto il paese.


Altra tradizione, si tagliava il fieno per la seconda volta, sempre  con la stessa procedura, questo taglio in dialetto si dice: "RESALIF".
Per noi ragazzi il mese di Luglio, a parte la Festa, era il mese delle ciliegie, che bello! Quante ne abbiamo rubate dalle piante
e quante multe abbiamo preso, prima dal Messo Livio noi dal Mario Guardia.

Vorrei aprire una parentesi per il Messo Livio. Lui arrivava con un blocchetto e una matita, sia quando combinavamo qualcosa oppure giocavamo al pallone in strada (cosa vietata allora).
Non diceva niente, prendeva appunti sul libretto (come fanno ora gli allenatori di calcio) e noi se ne andava, Il giorno dopo però ci chiamavano tutti in Comune per la ramanzina. Nell'arco di un anno si collezionavano minimo una decina di multe con relativa ramanzina al seguito.
C’era poi da stabilire il prezzo della multa, ma naturalmente noi non avevamo soldi e i nostri genitori stavano indifferenti: "Avete combinato il guaio, arrangiatevi".
Allora di comune accordo con gli Amministratori e il Messo, si stabiliva in base al reato, quanti giorni dovevamo pulire la strada ciotolata dall'erba,  e con la promessa di non farlo più. Promessa naturalmente che durava poco.
Mi ricordo di una penitenza, che mi aveva combinato il Mario Guardia perchè avevo rubato delle ciliegie, che mi obbligava ad andare a caricare l'orologio dalla chiesa di S. Margherita, per una settimana.
A quei temni l'orologio si caricava con la chiave che bello quando mi disse: "Mò ti par penitenza ta ve giò a tìrà su al reloi" (l'unica penitenza cho ho fatto con piacere).

ELISEO CESCHINA

rastrelloGiugno primi caldi che annunciano l'arrivo dell'estate.

2 GIUGNO : Festa della Repubblica Italiana, il 2 Giugno 1946 l'Italia diventò un Reppublica lasciandosi alle spalle il Fascismo e la Monarchia.

3 GIUGNO : Festa del Corpus Domini, con processione in giro per il paese ,che si fa tutt'ora, anche questa Festa molto sentita dalla popolazione di Pigra.

Da ragazzo quando facevo il Chierichetto (l'ho fatto per 4 anni e il Parroco Don Elio mi fece studiare tutta la Messa e le preghiere in latino a memoria prima di poter servire una Messa), la Processione passava per le  vie del paese e tutte le famiglie partecipavano, sulle facciate delle case venivano distese le coperte più belle agganciate con una corda  (nascondendo magari anche parte di qualche facciata non proprio bella da vedersi)

Ogni tanto si vedeva spuntare dietro le coperte qualche testa di persona anziana,che non potendo seguire la Processione si accontentava di vederla.

TRADIZIONI

Primo taglio dell'erba col "SEGHEZ" per le donne e noi ragazzi con la "RENZA" per gli uomini.

Tagliata l'erba si lasciava distesa sul prato per farla seccare in modo che diventasse fieno, al pomeriggio si ritornava e col "RESTEL" (rastrello) si girava dall'altra parte,ci volevano due giorni circa per asciugare bene e seccare. Così prima di sera la gente con il restel,tirava assieme tutto il fieno formando delle Motte "I MOT DA FEE" e la mattina del giorno dopo col "RAST"( la forca a tre punte) la ributtava sul prato per farlo asciugare bene. Guai a portare in cascina fieno non secco,faceva marcire anche l'altro.

Naturalmente i "MOTT DA FEE" erano un divertimento per noi ragazzi, li saltavamo come fossero degli ostacoli e a volte li distruggevamo.

Quando c'erano i temporali che bagnavano il fieno, il lavoro dell'asciugatura era più lungo e c'era il rischio che marcisse.A qusto proposito c'era un detto "Al fee a lè in casina" (adesso può fare il tempo che vuole che il fieno è in cascina è a posto)

Ricordo che il fieno si portava in cascina col "CAMPASC" da non  confondere col gerlo.

Il CAMPASC era molto più grande e spazioso si dovevano fare diversi viaggi anche da molto lontano, i nostri genitori tagliavano e portavano il fieno addirittura dal Monte Pasquella e dintorni.

29 GIUGNO : SAN PIETRO E PAOLO per questo giorno c'era un detto "Chi lavura anca al di da San Pedru, iga mia in da la schena la caneta da vedru" (Chi lavora anche il giorno di San Pietro, non ha certo nella schiena una canna di vetro).

A chi invece aveva poca voglia di fare e non voleva abbassare la schiena per lavorare la terra o altro,si diceva : "Al vo mia dubbià la schena sa vet cal ga la canna da vedru e al fa fadiga a sbasas giò" (Non vuole abbassare la schiena si vede che ha dentro una canna di vetro e da fatica ad abbassarsi)

Ora bisognerebbe dirlo a tanti,peccato che il detto non è più di moda.

Scritto da Eliseo Ceschina

LE CROCI IN MAGGIO

Croce Campo SportivoLa processione delle 7 croci intorno al paese, credo che sia per tutti un bel ricordo, specialmente per noi bambini, perché da quel giorno si incominciava a mettere i “Brac curt” (i pantaloni corti).

Sicuramente uno dei ricordi più belli di Pigra, in quanto partecipavano tutti dai bambini agli anziani.

Ritrovo a San Rocco col prete, che dai miei ricordi era Don Elio, e partenza.

Prima Croce: Campo di Monte. Benedizione e via, con canti durante tutto il tragitto e qui si faceva a gara per chi cantava più forte;

Seconda Croce: Campo Sportivo (parte della Croce era rovinata e rotta, ora aggiustata e sistemata). Benedizione e via;

 

Terza Croce: Crusa Piana (spra la casa dove abito io) ai Monti. Tutti aspettavano di arrivare a questa Croce, perchè dopo la benedizione, ci si fermava a mangiare TUTTI INSIEME: chi salame, chi formaggio, chi altro ancora. I giorni prima della processione si veniva a segnare il posto con dei sassi dove ognuno doveva sedersi con la propria famiglia. Dopo la sosta via con i soliti canti, ognuno partiva col nome di un Santo e tutti gli altri dietro, tipo Sante Roche, Sante Giovanni, Sante Pietro o Paolo col finale: Ora Pro Nobis.

Quindi dopo Crusia Piana, percorrendo il sentiero si arrivava alla Cappella dopo la Società e lì c'era la quarta Croce (ora rifatta a nuovo e spostata). Finiti i rituali di Benedizione ci si avviava verso la quinta Croce, situata alla Serta, vicino alla discarica, anche qui solito rito e canti, poi si raggiungeva la sesta Croce in zona belvedere, un po' nascosta, ma ancora esistente, solito rito, poi direzione verso la settima e ultima Croce, Piz Curnà, la più in vista, perchè come si arrivava dalla funivia è lì che ci accoglie.

Finito questo giro delle Croci si andava tutti in chiesa, per la Benedizione, uomini da una parte e donne dall'altra. Quando si andava in chiesa ci si sedeva al primo posto libero che si trovava,senza controllare prima chi si trovava vicino, ora quelle poche volte che vado in chiesa, vedo la gente che prima di sedersi, guarda attentamente chi c'è seduto. Come cambiano i tempi.

Dopo la Benedizione si tornava a casa col sacco in spalla, tutti felici e contenti come nelle fiabe.

P.S. Le Croci descritte sono datate 1934.

Scritto da Eliseo Ceschina – maggio 2010

fagioliFinalmente il mese della semina tanto atteso è arrivato: dalle Tartuful (patate); ai Fasoo (fagioli) col Baston (bastone); alle Burdon (rape); alle Carotul (carote) che noi, da ragazzi, rubavamo e mangiavamo; al granoturco, molto importante per le galline che per la macina; alle barbabietole per i Cunic (conigli) che tutti avevamo; all'insalata e a tante altri ortaggi.Pigra

Tutti pronti col badile a vangare, ognuno i propri pezzi di terreno che aveva (vedi foto). I campi venivano vangati dalla cima del paese fino a Purmapis, sotto la chiesa, strada mulattiera.

Quando c'erano dei campi vicini, tra un campo e l'altro si lasciava lo spazio per passare. Si vangava anche questo piccolo sentiero che segnava il confine (detto Solc) che era il più duro e ogni confinante vangava la sua metà.

 

Ogni zona dove si vangava o tagliava l'erba aveva ed ha un nome: Magazagnia, Forca, Serta, Crevat, Brugher, Zoc, Sotto la Chiesa, San Antoni, la Longa e Purmapis, più in giù Lumela e tanti altri ancora.

I semi delle patate, fagioli e granturco erano sempre quelli, della medesima quantità, perchè tutti li tenevano anno per anno.

Questo era quello che si faceva e che ricordo quando ero ragazzo io.

Naturalmente anche oggi ci sono ancora tanti Pigresi che coltivano l'orto anche con altre verdure, così come facciamo io e mia moglie, che tutti gli anni seminiamo fagioli col bastone e patate con le semenze tenute da parte dalla produzione dell'anno precedente.

Il mese di maggio, naturalmente, è anche un mese di preghiera dedicato alla Madonna Vergine Maria. Per tutto il mese, di sera, si faceva e si fa tutt'ora la Processione, soffermandosi e dicendo una preghiera davanti a tutte le Cappellette dove è esposta l'immagine della Madonna Immacolata.

narcisoC'è un detto Pigrese che riguarda i Pasquet (fiori che sbocciano a Pasqua – narcisi): “Al dì della Scension tuc i pasquet i và in furmigon” (il giorno dell'Ascensione i narcisi cominciano ad appassire). Questo quando le stagioni erano giuste.

Il mese di maggio è anche il mese dei bei fiori che crescevano (e crescono tutt'ora) spontaneamente sui nostri prati adornandoli coi loro deliziosi colori e profumi, come i Gratacu (crocus), le primule, le violette selvatiche, le margherite e quelli che sbocciavano sulle piante da frutto.

Testo di Eliseo Ceschina - Maggio 2010

Altra festa importante per tutti, anche solo per l'armonia e la serenità che c'era in quel giorno, tanto che si sentiva nascere dentro di noi una contentezza maggiore rispetto al solito.Scigala
Noi ragazzi eravamo coinvolti alla preparazione della S. Pasqua, momento in cui non si suonavano più le campane, formavamo una squadra “I Resegat” e con le scigale (1), andavamo a suonare i “Mattutin” cioè gli orari delle Messe e dei Vespri. A quei tempi si facevano anche i vespri, per esempio giravamo per Pigra ed ad ogni piazzola ci fermavamo a suonare e si diceva: “La prima e la seconda volta la Messa e per finire e al Terz e al Bott issema”, praticamente si girava due volte.Prima di suonare agli orari della Messa e Vespri si andava a suonare per il Paese nelle piazze principali, dicendo i Mattutin “I Mattutin del Nostro Signor ca lé mort in Cros, per noi Salvator”, e via tuttiinsieme a suonare. Nella squadra c'era sempre un capo, votato prima a maggioranza, che si metteva in mezzo e noi tutti intorno a suonare, lui dava il “Pronti via”, poi per finire alzava al volo la Scigala, cogliendoci un po' impreparati, così chi non riusciva a fermarsi subito e la propria scigala suonava ancora qualche giro, veniva penalizzato ed ad ogni suono in più detto “Crich”, si pagavano circa 2 o 5 lire.Così alla fine quando si andava a raccogliere i soldi dalle famiglie per il lavoro svolto, si detraevano i Crich. Naturalmente c'era qualche piccola polemica sulla quantità dei Crich.
Preciso che ai Mattutin non si poteva farne parte per più di due anni consecutivi, così da poter dare il cambio agli altri. (facevano “
un po' purum”).

 

Altro ricordo bellissimo, come tanti, quando si andava a “picagiò al fucsent”.
Il sabato pomeriggio, prima della Pasqua, al Vespro, fuori sul piazzale della Chiesa Santa Margherita, si accendeva il fuoco con una fascina a noi tutti ragazzi con in mano un filo di ferro sul quale era attaccato il “
fucsent” (fungo)(2). Questo fungo veniva scaldato sul fuoco, naturalmente benedetto dal Parroco, fino a quando non diventava nero e bruciava, dopo via di corsa per le case del paese, perché si doveva fare col carbone del fucsent il segno della croce sul camino delle case. Tutti a quei tempi avevano il camino e chi riusciva ad arrivare prima, a fare questa croce, veniva ricompensato con una piccola mancia.

Naturalmente potete immaginare che corsa si faceva per arrivare prima alla Villa o ad altre case, dove si poteva contare su generose mance.Preciso che il ferro legato al
fucsent serviva per poterlo far girare e tenerlo sempre acceso, perché se si spegneva non valeva più.
A raccontarlo ora, sembra che faccia un po' ridere, invece aveva un'importanza enorme, fucsent vuol dire fuoco santo e avere una piccola croce con fuoco santo in casa era considerato il massimo, perché portava pace, amore e serenità in famiglia. Se ce l'avessimo anche al giorno d'oggi un pezzo di fuoco santo in casa, chissà magari cambierebbero molte cose.
Più che un ricordo, questa tradizione fa meditare.

 

UovoAltro ricordo bellissimo del giorno di Pasqua è quello che al pomeriggio, dopo il Vespro, si andava quasi tutti al Campo Sportivo a “Burà lof” cioè far rotolare dalla “bruga” (terreno in discesa) o l'uovo di cioccolato o l'uovo di gallina sodo pitturato e al “purtugal” (mandarino) per vedere quello che arrivava prima.
Anche qui qualcuno, forse, verrà da ridere, provate invece a pensare che significato può avere questo. Trovarsi tutti insieme, mantenere una tradizione ereditata, essere contenti tutti allo stesso modo, sia per chi aveva l'uovo di cioccolato, sia per chi aveva quello di gallina o chi aveva un mandarino o chi non aveva nulla ma partecipava serenamente. Insomma tutti uguali, senza distinzioni. Sereni e contenti.Ora tante cose che vi ho raccontato non esistono più, mah sarà il cambiamento...

(1) Scigale: strumento in legno, formato da un manico filettato come una vite, sul quale è inserito un parallelepipedo aperto sui due lati maggiori, che girando su sé stesso a 360° produce in suono “cre-cre” delle cicale.

(2) Fucsent: un pezzo di fungo che si trovava attaccato alla pianta quando si andava a raccoglierlo, bisognava stare attenti perché ce ne sono di due qualità e se tu non avevi la qualità buona non valeva. Quello buono è di color marrone.

Testo di Eliseo Ceschina - Aprile 2010

MARZO - "FINE DELL'INVERNO"

falceFinalmente dopo un inverno, come al solito lungo e freddo, passato molto spesso davanti al camino a raccontarci qualche piccola avventura passata, si andava incontro alle belle stagioni. La prima era a marzo, primavera, la neve ormai si era sciolta, tutta la campagna era pulita, a parte le cime delle montagne alte che come dicevano i nostri vecchi, "I muntagn i ga sù emò al càpel, parò mo al temp lè bell" (Le montagne hanno ancora il cappello, però ora si và verso il tempo bello) e anche se c'era qualche piccola nevicata, si scioglieva subito, perchè la temperatura era abbastanza mite.

C'era un altro detto che si diceva il 2 febbraio (giorno della Benedizione delle candele) "Al dì della candelora dall'inverno siamo fora" (Dal giorno della benedizione delle candele dall'inverno siamo fuori).

Le quattro stagioni ai tempi erano ancora giuste, facevano il corso normale, ora invece (6 marzo) sto scrivendo davanti al camino perchè la temperatura è ancora invernale.

A parte questa piccola pausa torniamo a parlare del mese di marzo.

scepaTutti incominciavano a preparare e pulire i loro pezzi di terreno col rastrello di legno (Restel ), sia i prati che venivano puliti tagliando l'erba, sia i campi coltivati. Dai prati bruciavano l'erba secca rimasta, in modo da farne ricrescere una più verde e sostanziosa per gli animali, questo lavoro si chiamava "Mundà ", nei campi veniva portato il letame, prodotto durante l'inverno dalle mucche, galline, conigli, capre o altro, con il gerlo "Al gerlu ", praticamente si faceva la preparazione per il mese di maggio.

Vorrei ricordare che il letame prodotto dalle bestie, durante l'inverno, veniva portato e depositato nelle "Bozze" strisce di terreno, non tanto grandi, poste una a fianco all'altra che ognuno possedeva.

cuatA marzo oltre alla preparazione dei campi e prati, si incominciava anche ad affilare le attrezzature per tagliare l'erba: Il "Seghez ", tipo una grande falce che qualcuno usa ancora; oppure la "renza" (ranza). L'affilatura non era facile da fare, occorreva una bella esperienza, funzionava in questo modo: Tutti a casa avevano un pezzo legno grosso e rotondo, dalla forma di un formaggio grande detto Scepa a cui c'era piantato grosso chiodo di spessore circa 4 cm e alto 20 cm, al centro. Chi affilava le lame sedeva sulla Scepa, appoggiava la lama della Renza o del Seghez sull'estremità piatta del chiodo e piano piano con un martello piatto da tutte e due le parti si batteva sulla lama dell'attrezzo, spostandolo avanti piano piano, fino alla fine della lama. Questa operazione veniva eseguita su ciscuna delle due facce dell'attrezzo.

cudseQuesto tipo di lavoro si chiamava "Marlà ", veniva poi affilato, per ottenere una lama più tagliente. L'affilatura veniva eseguita con un attrezzo detto "La cuat "(1) (coda) bagnato assieme ad un pò d'acqua. Il contenitore Cudse di questa cuat è fatto a corno bucato, per poterlo infilare con l'acqua. Il Marlà si doveva fare ogni volta che l'attrezzatura non tagliava più. A vederlo fare sembrava facile come tutte le cose, anch'io ci ho provato a farlo tante volte, ma ho più volte rinunciato visto i cattivi risultati (peggioravo la situazione).

Quindi i nostri genitori preparavano questo e noi bambini avevamo un'usanza, sparita quasi subito, di andare nei prati "A ciamà l'erba" cioè chiamare l'erba in modo che crescesse prima, che a quei tempi era molto importante, specialmente per chi aveva le bestie.

(1) Sasso di pomice a forma di coda che si può trovare ancora in commercio

Testo di Eliseo Ceschina - Marzo 2010 {jcomments on}

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